A Palazzolo si sente ancora bandezzare un anziano salaru con
la sua caratteristica intonazione: … u saaali … u saaaaaali! ...
«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)
Si
scende a lume di candela e a piedi scalzi, attraverso stretti cunicoli, per
arrivare ad oltre 100 m di profondità.
A la
stasciuni / Fazzu cumèrii ppi li picciriddi; / Ppi li sdirri facceri ri
cartuni, / A pprimavera caggi ri cardidddi…
PALAZZOLO. In questo mese è uscito in Italia il
film “Il cacciatore di aquiloni” ambientato a Kabul intorno agli anni ’70. In
Afghanistan il film è stato vietato per una somma di ragioni, non ultima la certezza
che i Talebani avrebbero fatto saltare in aria cinema e spettatori durante la
proiezione. Bellissima la storia raccontata, ma troppo realistiche, per il
governo di Kabul, le scene del film.
Quando a scuola si usavano le bacchettate
PALAZZOLO. I severi maestri
elementari dell'antica Roma tenevano sempre a portata di mano una bacchetta di
ferula appositamente per le punizioni corporali. Era una prassi batterla sulle
mani e sulle gambe dei piccoli scolari per porre rimedio alla disobbedienza e
all'indisciplina. Tale "pedagogia del bastone", risalente al tempo
delle guerre puniche, si è perpetuata fino ai primi decenni del secolo appena
trascorso e in alcuni casi anche a ridosso degli ultimi. Tra quelli che ci
leggono sicuramente ci sarà qualcuno che si ricorda ancora del suo maestro soprattutto
perchè, spesso e volentieri metteva in pratica questo arcaico ma convincente
"metodo educativo".
La plurisecolare controversia tra la chiesa Madre e per essa
San Paolo e il quartiere omonimo, e la chiesa di San Sebastiano rappresentante
il quartiere dei Sansebastianesi, fin dal lontano 1644 ha visto scorrere a
Palazzolo fiumi d’inchiostro e di veleni.
Il presepio, come rievocazione della nascita di Gesù, si fa risalire a San Francesco, il quale, nel 1223 allestì a Greccio, in un ambiente naturale, una Sacra Rappresentazione. Francescani prima, domenicani e gesuiti poi, diedero successivamente impulso alla costruzione di presepi sia stabili, sia mobili.

Paolo Tinè, del ramo dei “Cazzarelli”, da ragazzo era conosciuto come Paolo Tarzan per la grande abilità di arrampicarsi sugli alberi tale e quale una scimmia, vale a dire come Tarzan, l’uomo scimmia per antonomasia.
Sotto
le finestre sud del plesso scolastico delle elementari di Piazza Biblioteca, di
fronte alla porcilaia dove don Nannino tirava su i suoi maiali a forza di lavatura,
cioè con l’acqua di cottura della pasta della refezione scolastica, una
volta esisteva un gigantesco albero che in altezza superava le finestre del 1°
piano. Su quell’albero, Paolo, tutti i giorni all’uscita da scuola, dava
dimostrazione della sua destrezza arrampicandosi fin sulla cima e, saltando da
un ramo all’altro, emulava le gesta di Tarzan, accompagnate, naturalmente, dal
mitico urlo.
Ancora
fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, il contadino, proprietario di 3-4
ettari di terreno, di un mulo o di un asino e di qualche bovino, riusciva a
lavorare in proprio collaborato dalla moglie e dai figli maschi (figghi
màsculi, cannizzi addritta); in caso
di bisogno reclutava a giornata qualche bracciante (jurnataru).
I massari, invece, proprietari di stacchi di terra più estesi con diversi equini
e più bovini necessitavano di manodopera salariata (jarzuni) allocata ad
anno (adduvati) per procedere ai lavori più faticosi della campagna.
La basilica di San Pietro in Vincoli è
nota perché, fra le tante reliquie e opere d'arte, ospita soprattutto la
celebre statua marmorea del Mosè di Michelangelo.
Grande stupore suscita, ciononostante,
il mosaico nel terzo altare della navata sinistra raffigurante un San
Sebastiano maturo, con la barba e nelle vesti di un tribuno romano (fig.1).
Là dove finisce la Via Gaetano Italia, un secondo dopo aver messo piede (o ruota) in Via Duca d’Aosta per raggiungere finalmente Piazza del Popolo, vedi stagliarsi sullo sfondo l’imponente facciata della chiesa di San Sebastiano.
Il drammatico racconto di un testimone del tempo: il prof. Erminio
Pricone
È il drammatico racconto di un cittadino palazzolese testimone del tempo: il prof. Erminio Pricone. Il dattiloscritto mi fu affidato con la più ampia facoltà di disporne come e quando avrei voluto. Nel più assoluto rispetto della memoria di chi più non è, ho ritenuto opportuno pubblicarlo così come, allora (il 6 giugno 2000), mi fu consegnato.
Sul questo stesso Blog si
potrà leggere un mio articolo già pubblicato su "Il Corriere degli
Iblei" dal titolo "Luglio 1943: cinquant'anni fa una lapide in
memoria". La lapide, come è noto, fu apposta all'inizio del Corso Vittorio
Emanuele per onorare le vittime innocenti di questa gravissima e
indimenticabile tragedia compiutasi a Palazzolo nello spazio di 24 ore.
Nello
Blancato
“Signuruzzu, ciuviti ciuviti / Cà li lavura su morti di siti; / Ni mannati una bbona / Senza lampi e senza trona”.
La penuria di pioggia, quando si protrae a dismisura, provoca gravi danni alle campagne e ne compromette i raccolti. La piaga della siccità ha sempre preoccupato e preoccupa non solo i contadini ma la popolazione tutta, visto il legame viscerale tra l’uomo e la madre terra:
Rimedi e scongiuri nella tradizione
popolare
Sulla scia di un pezzo pubblicato qualche tempo fa (Precetti antichi d'igiene), ancora una volta vogliamo generosamente mettere altri rimedi a beneficio di chiunque, di sicuro assai utili per superare taluni problemi di salute che nel quotidiano affliggono un po’ tutti.