«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

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IL SALE: DA SOSTANZA ALIMENTARE AD ELEMENTO “MAGICO”

A Palazzolo si sente ancora bandezzare un anziano salaru con la sua caratteristica intonazione: … u saaali … u saaaaaali! ...


PALAZZOLO. L’etimo della parola salario, la retribuzione che il datore di lavoro paga al dipendente, ha origine da salarium, la razione di sale che i soldati e i magistrati romani ricevevano come indennità per il lavoro prestato. Il sale, specie nelle regioni lontane dal mare, aveva un valore altissimo sia per il costo del trasporto (la via Salaria che da Roma arriva fino ad Ascoli Piceno è una antichissima via del sale) e sia perché era un prodotto tassato. Per tale motivo veniva usato come moneta di scambio.  

Mestieri che scompaiono: Il calzolaio (u scarparu)


 Il calzolaio è l'artigiano che, senza il supporto di macchine, confeziona e aggiusta scarpe e calzature in genere; il ciabattino, un gradino sotto, esegue solo riparazioni.

Mestieri che scompaiono. Le nostre vecchie carcare

 

Il grassello di calce è l'elemento base nella preparazione delle malte impiegate per la stabilitura degli intonaci e degli stucchi. Si tratta di calce spenta, idrata, confezionata in sacchi da 24 kg: si presenta sotto forma di pasta bianchissima e morbida.

Mestieri che scompaiono - Il conciabrocche (U conzapiatti)

La civiltà del benessere, fra tutte le altre cose, ci ha portato anche l’usa e getta. Tutto sigillato: si ha garanzia dal punto di vista igienico e si risparmia tempo. Nei supermercati e quindi nelle nostre case ormai non mancano scorte di piatti, di bicchieri, di forchettine, di cucchiaini, di tovaglioli e poi bottiglie, siringhe, radi e getta, ecc. da usare e da recuperare per la raccolta differenziata destinata al riciclaggio, con un sensibile risparmio di materia prima e di energia.

Luigi Faraci, artista dell’oro

E l’Immacolata, con la sua dolce e sinuosa facciata barocca, sta lì, come pronta ad ergersi a protezione di questa minuscola location

Seby Leone, artista emergente della cartapesta

 …modellare l’argilla con estrema delicatezza, devi avere una mano di velluto, leggera come una piuma.


L’arte della cartapesta, spesso sottovalutata e considerata come un'arte minore, è servita in passato a realizzare opere artistiche uniche e di grande bellezza, molte delle quali sono giunte in ottimo stato di conservazione sino a noi. In Sicilia statue e gruppi statuari in cartapesta adornano molte delle nostre chiese, altri diventano protagonisti nelle processioni religiose o nelle sacre rappresentazioni. 

Mestieri che scompaiono: Stagnini e quarari

 “… Item una padella di ramo nova. Item un Candilieri di ramo giarno. Item una caudara di ramo di dui quarriir. Item uno spito di ferro.


Via Nicolò Zocco n. 21: Tessuti Lorenzo Miano

…simile a una madre badessa stava seduta in un angolo a sinistra dell’ingresso, e dava arenzia e chiacchiera ai vari clienti in attesa di essere serviti…



Mettere il piede dentro questo negozio storico di Palazzolo vuol dire fare un tuffo nel passato, quello remoto. 

I vecchi frantoi per le olive

"Annata r'aulivi si mangia e si vivi". 

Dopo il frumento, erano le olive il bene più prezioso che i colli Iblei offrivano ai contadini, occupati da novembre a dicembre, nelle semine e nella raccolta delle olive da portare al frantoio.

Il maniscalco


"I maniscalchi non possono ferrare le vetture) nè salassarle o medicarle nelle strade, ma in luoghi ritirati e rinchiusi da muri. Il sangue però non possono versarlo a terra, ma raccoglierlo nei tinelli".

Fontane e acqualuori a Palazzolo


Palazzolo Acreide. Prima che venissero costruiti gli acquedotti pubblici l'approvvigionamento idrico dei vari centri urbani era affidato alle fontane dove erano convogliate le sorgenti di maggiore portata: ad esse attingevano le donne e gli acqualuori; questi ultimi, per mestiere, vendevano l'acqua a chiunque ne facesse richiesta.

I "santuari" dell'oblio: le taverne

Le vecchie taverne di una volta sono in buona parte scomparse e le poche rimaste si affidano ai novelli buongustai e ai nostalgici incalliti. 

PALAZZOLO ACREIDE. Le osterie o taverne o bettole, nella tradizione locale, sono state il punto di riferimento privilegiato dalle varie categorie di maestranze.

Neve, neviere e nivari. Viaggio intorno al freddo

Nei primi decenni del secolo scorso a Palazzolo, la neve, abbondante, si vendeva al prezzo di cent. 20 il chilogrammo. Gli  inverni di una volta però erano senz'altro più rigidi e le nevicate sui declivi dell'Acremonte non erano affatto infrequenti, anzi.


            Una controprova di quanto asserito, tra gli altri, ce la dà Gabriele Iudica. Scrive, infatti, l'insigne archeologo e mecenate palazzolese: "Era già sopraggiunto l'inverno (anno 1814, n.d.a.) ed in vero rigidissimo pe' venti aquilonari, e pel frequente fioccar della neve..." (Le antichità di Acre, Messina 1819, copia anastatica ISA, p.74).

Ogni Varveri sagna

Quando chi di nostre guance amor, delizia e cura era anche medico di famiglia e altro


PALAZZOLO.  Plinio il Vecchio nel libro VII del II volume della sua Storia naturale, dopo aver fornito un lungo e strano elenco di invenzioni e di inventori ci fa conoscere tre invenzioni di carattere universale che poi sarebbero divenute patrimonio della civiltà dei popoli: l’alfabeto ionico, l’orologio (cioè la divisione del tempo in ore), l’arte del barbiere. Nella fattispecie intendiamo prendere in esame quest’ultima materia.

Son fili d’oro i tuoi capelli …


Haiu ‘n mazzu di millimillicchi; Nun su’ virdi e mancu sicchi. Pi lu ‘miernu e pi la stati; ‘Nzirtatimillu, pi caritati!  


I capelli, rispetto ai peli delle altre parti del corpo, sono più morbidi, ma soprattutto sono più lunghi, se lasciati crescere, e più folti (possono raggiungere il numero di 150-280 per cm2). Per queste ragioni l’assalto ai capelli è il più naturale e il più pronto quando due donne litigano.  

Non craunìunu più i carbonai degli Iblei



Un tempo il carbone di legna era l'elemento base per la cottura dei cibi e per il riscaldamento domestico. Usato dalle classi più agiate divenne poi di uso comune anche nelle classi popolari fino a quando, con il progresso e con l'avvento della tecnologia, cambiarono i sistemi di riscaldamento e di cottura  (nei primissimi anni ’50 arrivò il Pibigas) e di conseguenza anche il tipo di combustibile. Il suo uso oggi è limitato quasi esclusivamente alla cottura dei cibi alla brace, ma ancora fino agli anni sessanta la produzione di carbone era assai attiva là dove esistevano boschi ed alberi da abbattere.

Il venditore di medicina per i calli

San Cristoforo, gran camminatore.


Il callo è un piccolo ispessimento dello strato corneo dell’epidermide, che, sottoposto a ripetuta pressione, tende ad addentrarsi in profondità provocando dolore anche di notevole intensità. 

Don Nzinu l’ultimo cordaro del “Paradiso”


Agli inizi di questo secolo, la provincia di Siracusa, comprendente ancora il territorio di Ragusa (diventata provincia nel 1927), contava circa trenta botteghe di cordai con un centinaio di addetti1, quasi tutti impegnati a tempo pieno.

U scuparu (Lo scopaio)

"..le curine, una volta raccolte, si mettono a seccare per un paio di mesi, per evitare che la scopa si possa allascari e conseguentemente si allenta l'incordatura. Le palmette esterne, scupazzi, prima di lavorarle, si mettono a mollo per un giorno per renderle meglio maneggevoli, meno iaspri (coriacee)"

I Vasceddi ri Junciu (Le fiscelle di giunco)


I movimenti delle mani, le dita che intrecciano, che si incrociano, si articolano, si rincorrono senza tregua, mettono in evidenza un "sapere" di lunga e antica esperienza, un "sapere" mirabile.