«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

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C’era una volta… A naca a-bbuòlu

 


L’immagine della casa ri stari con il letto matrimoniale, la naca a-bbuòlo, il cannizzu, per tanti anni è stata icona e ambasciatrice della Casa-museo di Palazzolo e della civiltà contadina iblea. Quando fu pubblicata, nel novembre del 1972 (era la sovraccoperta del volume di A. Uccello, Folklore Siciliano…), rappresentava ancora un passato abbastanza recente e se possibile ancora rintracciabile in certe zone dell’isola. Oggi a distanza di quarant’anni è passata un’eternità e quel passato è scivolato via definitivamente. 

'A sènia, arcaico monumento di campagna

   Cci rissi 'u sceccu ô mulu: "Caru miu siemu nati pi dari 'u culu" .    


Nella novella di Pirandello "Il  vitalizio" si legge del dramma del vecchio Maràbito, sopraffatto dagli anni e dalle fatiche, costretto a lasciare podere, casa, animali e tutto il resto ai nuovi padroni: "...Conosceva gli alberi uno per uno; li aveva allevati come sue creature: lui piantati, lui rimondati, lui innestati... Pena per il podere e pena anche per le bestie... e Riro il giovenco biondo come l'oro che tirava da sè senza benda e senza guida l'acqua dal pozzo, piano piano, com'egli l'aveva ammaestrato. La nòria a ogni giro della bestia dava un fischio lamentoso. Egli, da lontano, contava quei fischi; sapeva quanti giri ci volevano a riempire i vivai, e si regolava. Ora, addio Riro! E il fischio della nòria da quel giorno in poi, non l'avrebbe più udito..."

Olio, olive e ricette tradizionali

La buona annata per le olive si può presagire dalla prevalenza del verde nei colori dell'arcobaleno; se invece prevale il giallo, sarà annata di frumento, se domina il rosso è annata di mosto. 


Per la sua utilità il romano Columella lo giudica il primo fra tutti gli alberi: "Olea prima omnium arborum est". L'olivo ha origine antichissima e la sua coltivazione si fa risalire addirittura alla preistoria. E' così longevo che non ha vecchiaia, lo attesta pure un antico proverbio: "Aulivi ri to' nannu, ceusi ri to' patri e vigna to' ". Può vivere anche fino a 2000 anni e oltre.

A chiddi tiempi. I mesi “grandi”: febbraio, marzo, aprile

Prima ri Natali nè friddu nè ffami / Doppu Natali friddu e ffami. 

Sulla scia di dicembre, a gennaio si riusciva bene o male ad andare avanti dando fondo alle scarse provviste rimaste. Era questa la società povera, contadina, delle classi subalterne, ancora sul finire  degli anni ’40 del secolo scorso, rigidamente divisa in classi: contadini, jurnatari, braccianti, umili artigiani, industriosi, ecc.

La semina a mano


Palazzolo. Novembre è mese di semina: “La prima a tutti li Santi, l’urtima a Sant’Andria”. Oggi la produzione cerealicola è quasi totalmente meccanizzata. Per la preparazione del terreno, per la semina e per il raccolto si utilizzano macchine agricole ad alta tecnologia. Nella fattispecie vengono utilizzate le seminatrici fornite di rullo di compressione che mentre spandono la semenza la pressano e la interrano.

L’aratura tradizionale

PALAZZOLO. Il vecchio aratro sparito dalle campagne non possiamo ammirarlo più nemmeno sulle monete da 10 lire, poiché queste, anche se tuttora in corso legale, risultano ormai introvabili a causa del loro insignificante potere d’acquisto.

Il sapone di casa secondo la tradizione

“Uossu r’auliva e-ppetra cotta
 sugni vinutu cca pp’allucintari
e-ccapitai m-manu i na bedda picciotta
 c’a-ppicca a-picca mi sta fannu squagghiari”



 Secondo Plinio furono i Galli che per primi prepararono e usarono il sapone. Il carbonato di potassio o potassa, indispensabile per la reazione dei grassi e degli oli in sali alcalini, poiché ancora non si sapeva estrarre dal suolo, veniva ricavato dalle ceneri degli alberi e dei cespugli bruciati nei boschi e nelle radure. 

Il lino secondo la tradizione contadina


"Vulissi pàtiri li guai di lu linu, scippatu tuttu e stisu cianu cianu, p'addivintari tila e musulinu, e fazzulettu pi li vostri manu!".

T’amo, o pio bove


“T’amo, o pio bove; e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m’infondi, …”.  

Questa di Carducci è la più bella rappresentazione del bue, paziente, libero in mezzo al silenzio dei campi o curvo sotto il giogo. Il poeta celebra la forza laboriosa e la mitezza di questo animale, lento ma capace di una potenza tale che nessun cavallo o mulo saprebbe sviluppare. 

Ripensando ai pastori di una volta


"Lu picuraru vistutu ri sita, sempri feti ri latti e lacciata"

Mentre le pecore pascolavano, Dafni, primo pastore-poeta di Sicilia (in mitologia le colline iblee sono ritenute dimora di Dafne), imparò a suonare il flauto e a cantare: la sua voce e i suoi suoni erano così dolci che le pecore cessavano di brucare l'erba. Ma Dafni era anche capace di ricavare zufoli dalle canne e di insegnare agli altri la maniera di farlo.

L’abbeverata nella tradizione agro-pastorale


"Se u sceccu nun vo' biviri hai vogghia di friscari"

L'acqua è un elemento importante per la sopravvivenza degli esseri viventi e la sua indispensabilità viene solitamente rilevata proprio quando incomincia a mancare.