«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

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Paolo Giliberto. Dall'Altipiano Ibleo ai Berberi del Nordafrica

Si scende a lume di candela e a piedi scalzi, attraverso stretti cunicoli, per arrivare ad oltre 100 m di profondità.

Sin dalle epoche più remote la ceramica è stata una delle prime manifestazioni artistiche dell'uomo grazie all'abbondanza della materia prima che le ha garantito ampia diffusione specie tra i popoli sedentari e dediti all'agricoltura. 

Quando volavano gli aquiloni

 A la stasciuni / Fazzu cumèrii ppi li picciriddi; / Ppi li sdirri facceri ri cartuni, / A pprimavera caggi ri cardidddi…




PALAZZOLO. In questo mese è uscito in Italia il film “Il cacciatore di aquiloni” ambientato a Kabul intorno agli anni ’70. In Afghanistan il film è stato vietato per una somma di ragioni, non ultima la certezza che i Talebani avrebbero fatto saltare in aria cinema e spettatori durante la proiezione. Bellissima la storia raccontata, ma troppo realistiche, per il governo di Kabul, le scene del film.

La ferra 'nsigna littri, nomi e verbi.

 Quando a scuola si usavano le bacchettate


PALAZZOLO. I severi maestri elementari dell'antica Roma tenevano sempre a portata di mano una bacchetta di ferula appositamente per le punizioni corporali. Era una prassi batterla sulle mani e sulle gambe dei piccoli scolari per porre rimedio alla disobbedienza e all'indisciplina. Tale "pedagogia del bastone", risalente al tempo delle guerre puniche, si è perpetuata fino ai primi decenni del secolo appena trascorso e in alcuni casi anche a ridosso degli ultimi. Tra quelli che ci leggono sicuramente ci sarà qualcuno che si ricorda ancora del suo maestro soprattutto perchè, spesso e volentieri metteva in pratica questo arcaico ma convincente "metodo educativo".

 

Cose arabe

 Questa semenza dunque... raccolta in una sottilissima pezza di lino, si tiene calda tra le mammelle delle donne...

 
"Sparse le gualdane in ogni luogo, sforzò e schivò la fortezza di Acri e col novello terrore delle stragi, delle depredazioni e de' guasti, piombò sopra Siracusa". 

Correva l’anno… 1964. Paolo Tarzan, gli Jivaros e la testa umana rimpicciolita (tsantsa)

Paolo Tinè, del ramo dei “Cazzarelli”, da ragazzo era conosciuto come Paolo Tarzan per la grande abilità di arrampicarsi sugli alberi tale e quale una scimmia, vale a dire come Tarzan, l’uomo scimmia per antonomasia.



Sotto le finestre sud del plesso scolastico delle elementari di Piazza Biblioteca, di fronte alla porcilaia dove don Nannino tirava su i suoi maiali a forza di lavatura, cioè con l’acqua di cottura della pasta della refezione scolastica, una volta esisteva un gigantesco albero che in altezza superava le finestre del 1° piano. Su quell’albero, Paolo, tutti i giorni all’uscita da scuola, dava dimostrazione della sua destrezza arrampicandosi fin sulla cima e, saltando da un ramo all’altro, emulava le gesta di Tarzan, accompagnate, naturalmente, dal mitico urlo.

Il 1° settembre a Palazzolo san Ciliu (sant’Egidio), ovvero quando si teneva a fera i l’uommini

 

Ancora fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, il contadino, proprietario di 3-4 ettari di terreno, di un mulo o di un asino e di qualche bovino, riusciva a lavorare in proprio collaborato dalla moglie e dai figli maschi (figghi màsculi, cannizzi addritta); in caso di bisogno reclutava a giornata qualche bracciante (jurnataru). I massari, invece, proprietari di stacchi di terra più estesi con diversi equini e più bovini necessitavano di manodopera salariata (jarzuni) allocata ad anno (adduvati) per procedere ai lavori più faticosi della campagna.

Resibela ti cermo non fare più male

Rimedi e scongiuri nella tradizione popolare

Sulla scia di un pezzo pubblicato qualche tempo fa (Precetti antichi d'igiene), ancora una volta vogliamo generosamente mettere altri rimedi a beneficio di chiunque, di sicuro assai utili per superare taluni problemi di salute che nel quotidiano affliggono un po’ tutti.

Da convento a scuola elementare. La storia del plesso “Giuseppe Fava” di Palazzolo

 

Al momento della soppressione (25 ottobre1866) gli ospiti del convento erano 13, di cui 8 sacerdoti e 5 laici (cucuzzuni)

C’era una volta... il lume a petrolio

 



Il lume a petrolio fu proposto per la prima volta all’esposizione di Parigi del 1867. Non più olio o trementina per alimentare i lumi, ma petrolio “americano”, così chiamato perchè proveniva dagli USA dove nel 1859 era entrato in funzione il primo pozzo petrolifero. 

Correva l’anno… Palazzolo. La chiesa rupestre di san Corrado

 


Dopo il terremoto del 1693 delle oltre 38 chiese e chiesette esistenti a Palazzolo, per motivi diversi (o perché diroccate o perché abolite per carenza di devozione), ne rimasero aperte al culto meno della metà, tra queste anche la chiesa rupestre di san Corrado nella grotta omonima, nel costone a picco sulla valle dell’Anapo.

Precetti antichi di igiene

 "A mia insaputa" in uno scaffale della mia libreria giace una copia della rivista mensile illustrata "L'igiene e la vita", datata Gennaio1921. Direttore: On. Dott. Giulio Casalini.


Pietro Mascagni fra Noto e Manghisi e fra trote salmonate e scopone

 


Nel 1969, la 1° edizione di “Del mangiare Siracusano” a cura di Antonino Uccello, a p. 37 riporta un pezzo di Gaetano Passarello dal titolo “Le trote di Manghisi, intermezzo di Pietro Mascagni”.

Dai cantri (con rispetto parlando) all'idromassaggio shiatsu



Giuseppe Parini, Milano 1759: "...Quivi i lari plebei/da le spregiate crete/d'umor fracidi e rei/versan fonti indiscrete,/onde il vapor s'aggira, e col fiato s'inspira...".

U MARITIEDDU



Un tempo, quando le abitazioni prive di impianti di riscaldamento erano delle vere e proprie neviere e il freddo intenso s'infilava anche rintra u cornu ro vuoi, u maritieddu era compagno fedele e inseparabile delle donne, sia di giorno, sia di notte a letto.

I "varcacanni" della matrice e il colera




Il 18 dicembre dello scorso anno, dopo 30 anni di chiusura per lavori di restauro e di consolidamento, riapriva finalmente la chiesa madre di Palazzolo. Un evento storico per i palazzolesi.

Anche Palazzolo piange Luigi Bernabo' Brea, cittadino onorario

Dedicò gran parte della sua attività di ricerca ai monumenti di Acre


"Io conservo dei monumenti di Palazzolo e di Acre uno dei ricordi più belli e più grandi della mia vita".

C’era una volta… Le sanguisughe o mignatte


La sanguisuga o mignatta (mignatta! non mignotta… questa è un’altra specie: nei registri delle parrocchie i bambini figli di "madre ignota", venivano registrati con la forma abbreviata “m. ignota”; da qui fu facile, creare un neologismo con un’accezione completamente diversa) è un verme abitatore di stagni e fiumi.

Il cannolo siciliano dolce specialità di Carnevale

"Beddi cannola di Carnalivari, megghiu vuccuni a lu munnu un ci nn'è... Cui li disprezza è un gran curnutu affè!".
Il nome di questo delizioso dolce siciliano deriva dal latino "canneolus" e significa "internodo della canna", cioè lo spazio che nella canna passa tra un nodo e l'altro. Si tratta di un fustino, lungo 15 cm e largo 3 circa, attorno a cui vengono accartocciati i dischetti di sfoglia (le cialde) prima di andare a finire nel padellone con lo strutto.

Santa Lucia di Mendola tra Palazzolo e Noto


Nel numero 18, anno IX, di Cammino, il prof. Aliotta confuta quella tesi, la quale sostiene che "la Santa Lucia" venerata a Mende (o Mendola) è una vedova e martire romana, perseguitata dall'imperatore Diocleziano perché diventata cristiana. Egli asserisce invece, confortato da ricerche e studi (secondo Lui) più probanti, che Santa Lucia di Mendola è la stessa Santa Lucia vergine e martire di Siracusa.