«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

A chiddi tiempi: l'Arena Di Mauro

Dove eravamo rimasti  Ci siamo lasciati su Iblon, qualche tempo fa, con l'ultimo articolo della mia rubrica "A chiddi tiempi" dal titolo "Il voto della lingua a strasciniuni".
La suddetta rubrica (riporto uno stralcio della presentazione su Iblon) " ...intende ricordare e far conoscere fatti, eventi, costumi e tradizioni che attengono a Palazzolo Acreide, all’area iblea e dintorni...". Ora, conclusasi l'esperienza Iblon,  dopo una (lunga) pausa di riflessione si riparte con gli stessi obiettivi, questa volta sul mio Blog.
In questa rubrica saranno pubblicati solo articoli inediti.



PALAZZOLO ACREIDE - L'idea di questo pezzo mi è nata quando ho rivisto in piazza, dopo tantissimo tempo, Michele Di Mauro. Il padre Giuseppe Di Mauro assieme al fratello Emilio, a cavallo degli anni '40-'50 del secolo scorso, gestiva il cinema estivo "Arena Di Mauro" nell'area scoperta del lato ovest del Municipio poi edificata e adibita a Biblioteca comunale.

Un Teatro Comunale mai più rifatto
L'uragano dell'ottobre del 1872 fece crollare il Teatro comunale Vittorio Emanuele II sito nel Piano della Guardia. Il Teatro (terminato appena due anni prima) non fu più ricostruito. Sulla stessa area fu edificata prima la nuova pretura, che nel 1924 diede il nome alla piazza e poi il nuovo carcere. Entrambi in precedenza erano ubicati in piazza Umberto I assieme agli uffici del Comune, da cui il vecchio nome di questa piazza che si chiamava "Piazza degli Uffici".                                                                                                                              
Nel progetto originario dell'attuale Palazzo Municipale di Palazzolo (i lavori di costruzione iniziarono nel 1914 e terminarono nel 1925, anche se non completamente) era previsto pure il nuovo Teatro comunale nell'area che dà sul lato ovest (via Monastero). Tale struttura doveva andare a rimpiazzare il vecchio teatro del  "Piano della Guardia". Difficoltà economiche e progettuali fecero fallire tale proposito e l'area destinata a teatro coperto rimase incompleta.
Delimitata dai muri perimetrali e con aleatorie coperture di tavole o a cielo aperto, restò in quello stato per svariati decenni anche se adibita agli usi più svariati: spettacoli, cinema all'aperto, mercato, pescheria e anche palestra per la scuola media. Per la festa di S. Sebastiano spesse volte ospitava i venditori di angurie.

Cambiata la destinazione d'uso in "Biblioteca comunale", dalla Regione fu finanziato il progetto. Nei primi anni '90 ultimati i lavori di costruzione, al piano terra fu realizzata la Biblioteca e al primo piano l'attuale Aula consiliare. Nel 2008 la Biblioteca viene trasferita presso la sede di piano Acre e la grande sala rimane a disposizione del comune che la utilizza per eventi e manifestazioni di vario genere.   

Al migliore offerente
Fin dal 1921, quando ancora il "Nuovo Teatro Comunale" era in fase di progettazione e l'intero Palazzo municipale era da completare il Sindaco pro-tempore avv. Girolamo Ferla vista la richiesta di Bertone Girolamo di Condursi (SA) e sentita la Giunta,  delibera "la cessione in affitto del locale destinato a Teatro per adibirlo a Civico equestre per lire 100 al mese".
Nel 1927, il Podestà,  "vista la  domanda di Calafato Salvatore tendente ad ottenere la cessione del locale all'aperto, di proprietà comunale sito in questa via Monastero... allo scopo di impiantare un cinematografo per la durata di mesi tre dalla data della concessione, concede al detto Calafato il locale".
A seguire si propongono i fratelli Sardo ambedue con il pallino del cinematografo e proprietari dell'omonimo palazzo in via S. Sebastiano: "L'anno 1929 il 28 giugno... vista l'istanza della ditta fratelli Sardo da Palazzolo con la quale viene richiesta la concessione temporanea del locale all'aperto annesso al palazzo di Città per la durata di mesi 5 onde adibirlo a cinematografo,... delibera concedere alla ditta fratelli Sardo il locale all'aperto".  I due, completati i lavori di costruzione del loro palazzo con annesso un cine-teatro a piano terra, nel 1936 intrapresero la programmazione di spettacoli nel loro locale.
Poi è la volta del signor Tarascio Silvestro da Floridia che nell'aprile del 1933 dal Podestà "...per la durata di mesi cinque e per un compenso a stralcio di lire cinquecento...ottiene la concessione temporanea del locale all'aperto annesso al palazzo di Città per proiezioni cinematografiche...".
E così via con contratti per lo più a cinque mesi.

Nel 1941 il Podestà "ritenuto che tale locale da più mesi era chiuso per mancanza di posteggi sia fissi che temporanei... delibera di concedere al signor Lombardo Salvatore Sebastiano dal giugno al 15 settembre l'atrio scoperto  del Palazzo Municipale".
Il signor Lombardo Salvatore Sebastiano (don Mmastianu Desideriu) rinnova il contratto di anno in anno e di sua iniziativa predispone una volta in legno. L'arena diventa cinema "Acre". Il Numero 23 del "SEMAFORO", periodico di notizie politiche diretto da Rosario Branca datato 19.11.1944,  riporta: "La riapertura del cinema Acre - locale frequentato dalle masse popolari lavoratrici - è stata appresa con vivo interesse da tutta la cittadinanza e contribuisce ad allontanare i giovani dalle vie del vizio...".
Il numero 46/47 dello stesso giornale, datato 16.12.1945, scrive: "Il comizio indetto dal Partito d'Azione per l'otto corrente è stato tenuto nei locali del Cinema Acre, gremito d'intervenuti. Alle ore 10,30 precise, salutato da un'ondata di applausi il sindaco avv. Rosario Branca ha iniziato l'annunziata esposizione dell'opera da lui svolta come capo dell'Amministrazione Comunale...". 
Cinque anni dopo, in data 10.6.1946, il Lombardo presenta il progetto per la costruzione di un cinema-teatro stabile nell'area in oggetto.

Trascorsi tre anni con un tira e molla tra il Lombardo e l'Amministrazione comunale, nel 1949 la concessione del locale viene affidata in fitto temporaneo per cinema estivo al signor Di Mauro Giuseppe in società con il fratello Emilio, profumiere a Siracusa, e da Cinema Acre il locale diventa "Arena Di Mauro". 
Nel 1951 entra in società il signor Luca Morelli, nel 1952 si unisce il prof. Urbano Sardo.
Nel 1954 ai Di Mauro e a Sardo si aggiunge il signor Paolo Amodio, con la clausola da parte dell'Amministrazione che non appena La Regione avrà concesso i dieci milioni per il completamento del Palazzo di Città... i contraenti dovranno lasciare il locale. Il completamento del Palazzo di Città avverrà nei primi anni '90 cioé quarant'anni dopo!

L' "Arena Di Mauro"
L'arena "Di Mauro", per noi ragazzini dei primi anni '50, rappresenta un'epopea irripetibile.
Nel locale si entrava dai portici lato Corso (oggi numero civico 4a). Si passava per una saletta disadorna costellata solo di cartelloni cinematografici, e da destra, dopo aver "pizzicato" il biglietto, superata una fatidica tenda nera, si accedeva direttamente nell'arena. La cabina di proiezione aveva le spalle rivolte verso i portici di via Carlo Alberto quindi appena si entrava bisognava subito guadagnare un posto per non interferire con il raggio di proiezione che arrivava sullo schermo.

    
Il più delle volte si bypassava questa operazione e si assisteva al film a sbafo dai portici di via Carlo Alberto. Lì, c'era una vecchia porta con dei buchi ad hoc a misura d'occhio ad altezze diverse e disposti su due file. Centravano in pieno lo schermo e si potevano anche prenotare piazzandosi di persona  una manciata di minuti prima che iniziasse la proiezione.. Quando gli spettatori, diciamo così ,"esterni", erano troppi, ci si metteva d'accordo per vedere un solo tempo. Questo sistema, super collaudato, appena qualche anno dopo fu messo in atto anche per le cabine in legno di Fontane Bianche per la gioia di tutti.

La biglietteria era costituita da un finestrino ricavato a destra della porta d'ingresso che dava sui portici. "Pizzica" biglietti e factotum era Santo Fazzino, alias "Camillu", alias "Santu Scupitta", con le sue immancabili scarpe di gomma tipo "Superga".     Don Pippo (Di Mauro) era il più presente e il più dinamico tra i soci.

Minuto, con una foltissima capigliatura castana alla "Mascagna", vestiva con pantaloni alla zuava rimboccati su stivali neri in pelle e una magica giacca di pelle nera anch'essa. Immancabile la sigaretta in bocca. Era sempre pronto a partire con la sua Lancia Ardea, nera pure quella, per chissà dove, per Siracusa, per Catania...  al fine di risolvere un problema burocratico, un problema di mancato arrivo della pellicola, un problema di autorizzazione, qualunque problema si presentasse.  

Catene, tormento... arrivano i "nostri"
Era quello il momento di Amedo Nazzari, Yvonne Sanson, Milly Vitale... e allora drammi e tragedie a tinchitè. Alcuni titoli per tutti: Catene, Tormento, I figli di nessuno, La cieca di Sorrento, La sepolta viva... E giù lacrime e pianti a non finire, i fazzoletti grondavano.  
Era quello il momento dei film di cappa e spada e l'attore Errol Flynn la faceva da padrone: Le avventure di Don Giovanni, Capitan Blood, La maschera di ferro...
E poi c'era Zorro con "Il segno di Zorro"...
Ma c'era anche Tarzan e Piccolo e Cita con Johnny Weissmuller: Tarzan e i cacciatori bianchi, Tarzan e le schiave...

Soprattutto per noi bambini-ragazzi c'erano i film western con Gary Cooper: Mezzogiorno di fuoco, Tamburi lontani... o con John Wayne: La grande conquista, Il massacro di Fort Apache... e così via.
In particolare quando si proiettavano questi film noi bambini-ragazzi occupavamo la primissima fila di sedie, o la seconda, oppure ci sedevamo a terra davanti la prima.  Ci mettevamo così vicini allo schermo per "interagire", per dare una mano ai protagonisti, si parteggiava sempre con i buoni, gli eroi, a morte gli indiani odiatissimi nemici. Il culmine era quando dalla prateria arrivavano i "nostri" a cavallo e puntualmente uscivano sempre vittoriosi contro i malcapitati indiani o altri "cattivi" di turno. Erano, da parte nostra, scene di grande parossismo, al limite dell'isteria, fino a quando il tutto, ad azione finita, si concludeva con applausi e urla di gioia.

Don Turiddu Sacchipagghia (Prolettini) per conto suo, avendo visto e rivisto il film in proiezione per l'ennesima volta, ricordava a memoria tutte le scene e prima che si accendesse la luce dell'intervallo, con qualche minuto di anticipo incominciava a far sentire la sua voce: Caramelle... caramelle.... Le teneva in una scatola di latta quadrata, foderata con un sacchetto di stoffa. Le pellicole, di terza proiezione, arrivavano già consunte e si spezzavano con regolare frequenza.     Don Turiddu intuiva subito che da lì a poco la pellicola si sarebbe rotta e con perfetta scelta di tempo anticipava: Caramelle... caramelle... caramelle di carruba... Dopo qualche istante puntualmente si accendevano le luci per l'interruzione e allora subito a fischiare e ad inveire contro l'operatore: "firraru... ferrascecchi... firraru!...".  Erano gli improperi più benevoli rivolti al signor Francesco D'Ambrogio, fabbro ferraio e maniscalco di mestiere. Ed intanto don Turiddu, con tutto quel marasma, imperterrito, continuava: Caramelle... caramelle... ghiacciomenta...  Non faceva mai una piega don Turiddu Sacchipagghia.

Nello Blancato


  

1 commento:

Salvatore ha detto...

Complimenti vivissimi per l'articolo, ben fatto e ricco di interessanti e piacevoli "particolari", alcuni dei quali non noti neanche a me, pur essendo palazzolese doc.
Quindi, poi, anche un sentito grazie per avermi fatto rivivere con tanta piacevolezza
una buona parte dimenticata della mia gioventù.
Salvatore