«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

Estate, tempo di origano

A Palazzolo passa ancora un ambulante modicano che altre ai capperi (i coccia ‘e ciaaaappiri) vende mazzetti di origano spontaneo.

Palazzolo Acreide.  Estate, tempo di origano. Origano, “gioia della montagna”, dal greco “oros”, montagna e “gonos" gioia.
E l'origano che cresce sulle montagne e sui declivi collinosi delle aree mediterranee, è proprio una gioia per gli occhi e per l'olfatto. Secondo la tradizione della mitologia greca, il profumo dolce e gustoso di quest’erba era stato creato dalla dea dell’amore Afrodite come simbolo della felicità e della fortuna e pertanto cresceva abbondante nel suo giardino dell’Olimpo. In conformità a tale simbologia gli stessi Greci e poi i Romani incoronavano gli sposi con ghirlande di origano. Gabriele D’Annunzio, in uno dei suoi Madrigali (A mezzodì), ricorda di avere ritrovato la dolce fragranza dell’origano nel bacio di una ninfa: “… e nella sua saliva amarulenta assaporai l’origano e la menta”.
Fine modulo A ’ricinu è una pianta spontanea o coltivata, appartenente alla famiglia delle Labiate. Comprende ben 45 varietà mediterranee (tra cui anche la maggiorana) che hanno il loro habitat in terreni dal clima temperato e fino ai 2000 m . Il luogo d’origine delle specie più aromatiche, è la Grecia. L’uso maggiore lo si fa in cucina.
In estate, quando i fiori incominciano a schiudersi, si raccolgono i rametti giovani con le sommità fiorite di colore rosa o bianco (a seconda della varietà) si ammazzettano e si appendono all’ombra ad essiccare. Dopo qualche giorno si sbriciolano fiori e foglioline rigirandoli tra le mani e il tutto poi si conserva in barattoli di vetro a chiusura ermetica.
L’origano oltre che andarlo a raccogliere di persona, lo si trova in vendita a mazzetti o chiuso in luccicanti vasetti presso i supermercati. A Palazzolo passa ancora un ambulante modicano che altre ai capperi (i coccia ‘e ciaaaappiri) vende mazzetti di origano spontaneo. Sino a qualche tempo fa, in via Nazionale e poi in via Garibaldi, Di Blasi usava il cofano e il tetto della sua auto per l’essiccazione e come banco di vendita per l’origano di stagione raccolto da lui stesso.

In cucina 
Il sapore dell’origano è tipico della cucina mediterranea. E’ molto usato nella cucina francese, spagnola e greca però è l’Italia il paese che lo ama e lo usa di più. E’ un prezioso alleato in cucina e come tale insaporisce e aromatizza anche i piatti più complessi ed esalta quelli più semplici come l’insalata di pomodoro, la caprese o la pizza. Proprio la larga diffusione di quest’ultima ha favorito l’uso dell’origano anche nel profondo nord.  
E’ inconcepibile pensare a una fetta di carne arrostita senza una bella spolverata di questa erba magica o a una morbida pagnotta fragrante di caldo e condita con olio, peperoncino e sale, senza origano. Impensabile davvero. Cosa sarebbe il salmoriglio per la carne e per il pesce con olio, sale, menta, rosmarino, salvia, alloro e chi più ne ha più ne metta, ma senza origano? E le patate bollite senza origano? Per coloro ai quali risulta indigesto o non sopportano in bocca i piccoli frammenti di quest’aroma è sufficiente bruciare nel barbecue o nella piastra dei rametti di origano che profumeranno le pietanze.    
Quest’erba deliziosa si adatta a meraviglia ai piatti di pesce, alle marinate di carne e di pesce, per non parlare del pesce rianatu, della pizza rianata, ecc. ecc .
L’origano si può usare come bevanda in infuso al posto del tè, è ricco di antiossidanti, si può usare in gelateria per insoliti sorbetti o gelati particolari. Un’erba aromatizzante dunque che invita a svariate gioie del palato e si adatta a moltissimi impieghi in gastronomia.

Proprieta’ terapeutiche e credenze
Ma l’origano è utilizzato pure come rimedio erboristico e non solo. Sin dall’antichità gode fama di potente antisettico ed antivirale. Le civiltà che gravitano attorno all’area mediterranea lo hanno sempre usato per curare diversi disturbi. Erano soprattutto le donne a tramandarsi l’uso sapiente delle erbe con le quali esse sapevano preparare  quei rimedi efficaci nella cura dei piccoli malanni della vita quotidiana e per curare i disturbi prettamente femminili. Ippocrate attesta l’efficacia di bagni di vapore mondativi all’origano in caso di sterilità della donna e Plinio il Vecchio consigliava origano e aceto per secondare il parto o nell’eventualità di perdita di sangue ai genitali. I cavadenti di una volta lo facevano assumere ai pazienti con l’ausilio di un imbuto per attenuare il dolore del mal di denti e prima dell’estrazione. 
A livello intestinale stimola la secrezione di succhi gastrici, aiuta la digestione e attenua il mal di pancia. Contro la ritenzione idrica si consiglia l’infuso diuretico di origano, e se la ritenzione è associata a debolezza e a fermentazione intestinale si utilizza anche la tintura madre costituita da olio essenziale di origano da prendere a gocce.  
Sull'apparato respiratorio il decotto di origano esercita un'azione sedativa della tosse, fluidifica il muco e facilita l'eliminazione del catarro, combatte l’asma, ha una blanda azione purificante. Suffumigi e inalazioni di origano liberano il naso, attenuando il senso di occlusione, la pesantezza al capo e le nevralgie che ne conseguono.  
Aiuta la circolazione periferica, con gli infusi si curano le emicranie di origine nervosa, la depressione, l’isteria, i  reumatismi, i dolori articolari, il mal d'orecchi. Si sostiene che sia efficace anche contro il mal di mare. Un impiastro di origano allevia i dolori del torcicollo e esercita un'azione antinfiammatoria, e grazie alle proprietà cicatrizzanti è usato per pulire le ferite.
L’olio all’origano assieme all’olio di mandorla serve per potenti massaggi drenanti, per massaggi alle gambe, per il gonfiore dei piedi. Se mescolato allo shampoo, aiuta a fortificare i capelli. In infuso aggiunto all'acqua del bagno ha potere rilassante; l’olio essenziale di origano, diluito a creme cosmetiche o ad oli vegetali, è un’efficace arma contro la cellulite profonda, grazie al lieve effetto drenante che provoca sull’epidermide; inoltre l’olio essenziale e’ impiegato nell’industria liquoristica, cosmetica e alimentare come aromatizzante.
L’origano secondo la credenza popolare preserva dalle maledizioni delle streghe, dagli spiriti cattivi e dai folletti. Spolverandolo oltre la soglia della porta di casa si tiene lontano il diavolo dall’abitazione. Aiuta, inoltre, l’anima dei defunti a trovare la pace e per questo motivo spesso veniva piantato vicino alle tombe. Spesso fa parte degli ingredienti di elisir e unguenti per guarire le pene amorose e pare che abbia un influsso positivo sugli amanti indecisi.
Non tutte le varietà di origano, per tali pratiche sono apprezzate in egual misura. Il più idoneo risulta il "dittamo" (Origanum dictamnus), che cresce abbondante sul monte Dicta a Creta. Considerandolo un vero talismano, spesso le donne lo coltivano (o lo coltivavano) in vaso, trasferendo sulla pianta la loro parte affettiva e stabilendo con essa quasi un legame magico.
Ne Il giornalino di Gian Burrasca  di Vamba “La zia Bettina… è molto affezionata a una pianta di dittamo che tiene sulla finestra… Basta dire che ci discorre perfino insieme e gli dice: -Eccomi bello mio, ora ti do da bere! Bravo, mio caro, come sei cresciuto!”.  E subito dopo vedendo che il dittamo cresceva proprio a vista d’occhio (Gian Burrasca a insaputa della zia lo spingeva da sotto con uno stecco verso l’alto), la povera zia esclama: “Ma questo è un miracolo! Ferdinando mio, Ferdinando adorato, che forse il tuo spirito è in questa cara pianta che mi regalasti…?”.
Per l’uso terapeutico si consiglia di cogliere l’origano all’alba, mentre per i riti magici l’ora migliore è la mezzanotte.    

IL CORRIERE DEGLI IBLEI, luglio-agosto 2009

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