La sanguisuga o mignatta (mignatta! non mignotta… questa è un’altra specie: nei
registri delle parrocchie i bambini figli di "madre ignota", venivano
registrati con la forma abbreviata “m. ignota”; da qui fu facile, creare un
neologismo con un’accezione completamente diversa) è un verme abitatore di stagni
e fiumi.
«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)
ERAN VENTUNO: Don Giuvanninu Sussuni (Giovanni Rizza)
Se l'ascia ha occupato da sempre un posto di primo
piano tra gli strumenti usati dall'uomo, il legno è stato certamente il
principale materiale d'uso per tutti quegli oggetti di immediata utilità o strumentali
impiegati nel quotidiano dalla civiltà contadina e dalle classi subalterne.
A chiddi tiempi. I mesi “grandi”: febbraio, marzo, aprile
Prima ri Natali nè friddu nè ffami /
Doppu Natali friddu e ffami.
Sulla
scia di dicembre, a gennaio si riusciva bene o male ad andare avanti dando
fondo alle scarse provviste rimaste. Era questa la società povera, contadina, delle
classi subalterne, ancora sul finire degli anni ’40 del secolo scorso, rigidamente
divisa in classi: contadini, jurnatari,
braccianti, umili artigiani, industriosi,
ecc.
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Civiltà contadina
TOPONOMASTICANDO: Margherita
Via Margherita (da piazza G. Marconi a
via Maniscalchi)
L'uomo
della strada, quando si trova a leggere questo nome nella toponomastica
palazzolese per prima cosa pensa alla pizza margherita, poi pensa al
comunissimo fiore di campo e infine magari arriva a pensare a Margherita,
moglie di Umberto I re d'Italia, quindi Margherita di Savoia prima regina
d'Italia. Sarebbe bastato scrivere via "Regina Margherita" e non
sarebbe sorto nessun dubbio (vedi via Elena: idem).
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Toponomasticando
Il maniscalco
"I maniscalchi
non possono ferrare le vetture) nè salassarle o medicarle nelle strade, ma in
luoghi ritirati e rinchiusi da muri. Il sangue però non possono versarlo a
terra, ma raccoglierlo nei tinelli".
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Mestieri tradizionali
ERAN VENTUNO: U Prizzaturi (Paolo Pirruccio)
Aveva iniziato curando le bestie,
finì con il curare le persone; nel giro di qualche anno, don Paolo, da semplice
contadino divenne un guaritore assai apprezzato e conosciuto nella nostra zona
e oltre. Lo chiamavano u Prizzaturi
per il mestiere esercitato dal bisnonno il quale, oltre che a fare il contadino
anche lui, aveva fatto pure lo stimatore, prizzaturi,
di terreni, case e animali.
Il cannolo siciliano dolce specialità di Carnevale
"Beddi cannola di Carnalivari, megghiu vuccuni a
lu munnu un ci nn'è... Cui li disprezza è un gran curnutu affè!".
Il
nome di questo delizioso dolce siciliano deriva dal latino "canneolus" e significa "internodo
della canna", cioè lo spazio che nella canna passa tra un nodo e l'altro.
Si tratta di un fustino, lungo 15
cm e largo 3 circa, attorno a cui vengono accartocciati
i dischetti di sfoglia (le cialde) prima di andare a finire nel padellone con
lo strutto.
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Tradizioni costumi e curiosità
Toponomasticando: Felice Leggio
Via Felice Leggio (1a sx di via don Luigi Sturzo)
Subito dopo l'8
settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l'armistizio di Cassibile che sanciva la cessazione delle ostilità tra
l'Italia e gli anglo-americani, i tedeschi iniziarono l' "Operazione
Asse".
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Toponomasticando
Santa Lucia di Mendola tra Palazzolo e Noto
Nel numero 18, anno IX, di
Cammino, il prof. Aliotta confuta quella tesi, la quale sostiene che "la Santa
Lucia" venerata a Mende (o Mendola) è una vedova e martire romana, perseguitata
dall'imperatore Diocleziano perché diventata cristiana. Egli asserisce invece,
confortato da ricerche e studi (secondo Lui) più probanti, che Santa Lucia di
Mendola è la stessa Santa Lucia vergine e martire di Siracusa.
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Tradizioni costumi e curiosità
ERAN VENTUNO: Don Pinu (Giuseppe Pino)
I Palazzolesi lo chiamavano don Pinu pensando che fosse il diminutivo di Giuseppe. In realtà Pino
era il cognome e Giuseppe il nome, in famiglia e dagli intimi era chiamato Pippinu.
VECCHIE TRADIZIONI DI NATALE
Carnagghi, sangunazzu, a zuccata ri natali, a cucciaredda
"A
nuvena, a nuvena … a nuvena, a nuvena …". Alle cinque del mattino, al
primo rintocco, i ragazzi balzavano giù dal letto, assonnati e affreddati, e giravano di porta in porta per annunciare la novena che precedeva la messa dell'alba. Le chiese, all'alba, si gremivano trent'anni fa.
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Tradizioni costumi e curiosità
Santa Lucia di Siracusa taumaturga degli occhi
La più antica testimonianza del
culto di S. Lucia è una epigrafe greca del V sec., rinvenuta presso il cimitero
di S. Giovanni in Siracusa.
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Feste ed eventi
TOPONOMASTICANDO: fra Illuminato
Via Illuminato (6a a destra di via Roma)
Una
decina le epidemie di peste accadute in Sicilia. Ad incominciare da Siracusa
nel 392 a. C. sotto il regno di Dionisio il Vecchio, per finire a Messina nel
1743 con una ecatombe di 30-40.000 morti.
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Toponomasticando
Contastorie e cantastorie interpreti genuini dell’anima popolare siciliana
“Siddu sordi vi truvati / ‘ntra li causi o la giacca /
sugnu certi c’accattati / storii e dischi di Busacca”.
Palazzolo Acreide. Cantimbanchi erano chiamati i cantastorie mestieranti
quando, fin dal XIV secolo, su una panca a mo’ di palcoscenico, cantavano e
narravano nelle piazze e per le vie storie dal contenuto prevalentemente
cavalleresco ma anche storie popolari, episodi della vita dei santi, ecc.
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Tradizioni costumi e curiosità
ERAN VENTUNO: Pippinu l’Uoruvu (Giuseppe Pappalardo)
Aveva il viso cereo e tondo come quello di un Gesù
bambino, ma l'offesa più grave che gli si potesse fare era quella di
apostrofarlo col nomignolo di Bamminu!
Nel sentirsi chiamare così usciva fuori da gangheri e incominciava a sfagliare
come un mulo.
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